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  • Claudia Battistoni

Tutto quello che non passa

Nascoste di fretta e piegate su se stesse, sopravvissute. E rinvenute. Parole.

Correva l'anno 2006 ed ero stata rimandata in matematica.

Durante quelle ore io scrivevo.


La voce della professoressa era un buon sottofondo e mi permetteva di camminare lentamente dentro le stanze del mio animo inquieto. Nessuno poteva disturbarmi in quel momento, nessuno immaginava cosa stessi facendo.


Quando la penna si poggiava sul foglio tutto scompariva e il vuoto che avanzava per distruggere il regno di Fantásia, a mano a mano indietreggiava.

Era come se entrassi in una trance, e la penna scivolava leggera senza chiedermi il permesso. E le immagini si susseguivano davanti ai miei occhi, e potevo sentirne il profumo.


Scrivere. Nel brusio dei suoni buoni.



Quando penso a questa cosa oggi sorrido. Il bambino che è in noi trova sempre dei modi assolutamente creativi per affrontare gli orrori. E ci riesce.


Il potere che è in noi a volte riaffiora.

E ci parla, per raccontarci chi siamo. Magari possiamo scorgerlo fra le pagine di un vecchio libro, nascosto di fretta dall'inquisizione dei grandi. O nel silenzio. In questo terribile e potente abbraccio che ci avvolge e che ci spaventa da morire. Ma se glielo permettiamo ci lascerà danzare.


Non è un caso che questo ricordo torni a farmi visita durante un periodo di grandi domande, di riflessioni, di paure.



I grandi maestri suggeriscono che questo è un tempo di memorie, di radici, un tempo per nutrirci con ciò che è stato. Io credo che è sempre il tempo per una buona storia.


"C'è un forte potenziale di guarigione che passa per il riconoscimento che le vicende della propria vita non sono meno interessanti e appassionanti di quelle narrate nei romanzi. Quel piccolo, sottile cambiamento nel percepire se stessi e il valore della propria esistenza produce infatti dei ribaltamenti imprevisti che somigliano alle guarigioni spettacolari ottenute dai maghi della psicoterapia" (E.Polster, Ogni vita merita un romanzo: quando raccontarsi è terapia, 1988)

Erving Polster, psichiatra americano e autore di numerose pubblicazioni, considerava la narrazione e in particolare la rielaborazione della propria storia, come la risposta più adeguata alle domande che da sempre abitano l'essere umano, come la risoluzione più efficace a quella "Condanna a essere liberi" di cui parlava Sartre.


Scrivere e rileggere la propria storia, attribuire senso alle esperienze accadute, dare colore a ciò che hanno significato per noi, è un "ritornare alle cose stesse" e guardarci come artefici del nostro destino, liberi di andare e di essere.


Solo quando comprendiamo chi siamo possiamo esistere

Questo gli esistenzialisti lo sapevano bene: solo quando ci comprendiamo nella totalità e nell'interezza del nostro essere, dando voce anche a quelle parti in ombra che normalmente celiamo anche a noi stessi, allora possiamo esser-ci, ognuno con la propria risposta individuale e assolutamente originale.


Polster suggeriva ai terapeuti di divenire attenti cercatori di storie, e di aiutare le persone a sentirsi intere, ricomponendo insieme le contraddizioni laceranti dentro di sé e scavando insieme nelle storie per cercare la trama direzionale, quel senso esistenziale, operando in modo minuzioso e gentile nei confronti del delicato equilibrio fra tutte le dimensioni della vita.


Ritrovare il filo delle cose senza infierire sulla ferita, piuttosto riducendo la sofferenza che ancora emana e attribuendole un senso e un'identità, una chiave di lettura differente, un posto privilegiato nella forma della nostra storia.

Forse dovremmo farlo tutti, indipendentemente dalla nostra età e dalle nostre competenze, tutti noi dovremmo avere il nostro "libro rosso", dove poter far dialogare tutte le voci che ci abitano, dare forma alla nostra storia, imprimere nostri sogni, riscrivere le verità che ci raccontiamo.


E' una lenta tessitura, di colori e sfumature, di contrasti, e fili rotti e fili nuovi, di profumi, di incontri, di note, e melodie, ed è ciò che di più prezioso abbiamo:

La nostra storia.